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N.9 - 14/05/2018

Il maltempo “taglia le ali” alle api

Si ripete un anno negativo per il miele
Il maltempo “taglia le ali” alle api

Fino al 50% in meno nella produzione delle prime varietà di miele, dall’acacia al tarassaco. È quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti Lombardia sugli effetti del maltempo nelle campagne. Le bizze del meteo – spiega la Coldiretti –, con violente precipitazioni e sbalzi termici improvvisi, stanno mandando in tilt le api costrette a lavorare a singhiozzo. “Una situazione – dichiara Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – che rischia di compromettere in partenza il lavoro di circa cinquemila apicoltori, tra professionisti e hobbisti, che operano nella nostra regione con oltre 140 mila alveari e una popolazione stimata di più di 4 miliardi di api”.
“In media – conferma Edoardo Mombelli dell’apicoltura Mombelli Facchinetti a Quinzano d’Oglio (BS), che insieme alla moglie Ilenia gestisce 250 alveari – da ogni sciame si ottengono fra i 27 e i 30 chili di miele di acacia, mentre quest’anno siamo tra i 12 e gli 15 chili”, ma non solo, se qui il valore della perdita è attorno al 30%, per chi ha gli alveari in collina la situazione è ancora peggiore e la percentuale si alza al 40%. Le temperature basse ma soprattutto la grande quantità di acqua, vanificano il lavoro delle operose delle api che devono ripetere la stessa operazione più volte senza ottenere i risultati sperati. Purtroppo anche quest’anno la situazione è negativa.
Colpa - spiega Coldiretti Brescia– degli improvvisi sbalzi di temperatura che hanno messo in difficoltà una rete di oltre 500 operatori, fra hobbisti e professionisti, con 30 mila famiglie di api per una produzione di oltre 300 mila tonnellate di miele e derivati. A livello regionale abbiamo una rete di 3000 operatori che svolgono attività hobbistica e professionale su oltre 155mila alveari per una produzione di 1.700 tonnellate fra miele, propoli, cera e derivati. Mentre a livello nazionale – prosegue Coldiretti Brescia - il settore conta circa 50mila apicoltori, con 1,39 milioni di alveari e un giro d'affari stimato di 70 milioni di euro. La produzione media per alveare, nelle aziende apistiche professionali è di circa 33.5 kg/alveare mentre la media nazionale generale si aggira intorno ai 17,5 kg/alveare.
La primavera instabile – prosegue Coldiretti – sta stressando le api che sono costrette a lavorare con continue interruzioni e in maniera non uniforme. La loro difficoltà è un indicatore dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. In Italia esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane ci sono 1,2 milioni gli alveari curati da 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali con un valore stimato in più di 2 miliardi di euro per l’attività di impollinazione alle coltivazioni.

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