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N. - 24/01/2018

Bloccare gli accordi capestro, a rischio il Made in Italy

“Bisogna fermare il proliferare di questi accordi capestro, che legalizzano l’agropirateria e che trattano il settore agroalimentare come semplice merce di scambio, in barba al pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”. È quanto afferma Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Brescia e Coldiretti Lombardia, alla luce dell’accordo di libero scambio siglato tra Ue e Giappone, che autorizza per i prossimi anni la produzione e vendita di Asiago, Fontina e Gorgonzola Made in Japan ma anche di imitazioni locali con i nomi “grana”, “padano”, “romano”, “provolone”, “mortadella” e con il preoccupante via libera totale al Parmesan dagli occhi a mandorla.

Le brutte copie di prodotti simbolo del Made in Italy – spiega la Coldiretti Lombardia – sono state esplicitamente autorizzate dall’Unione Europea negli accordi di libero scambio conclusi con il Canada e il Giappone e in dirittura di arrivo come quello con i Paesi del Mercosur dove la produzione locale del falso è tra i più fiorenti del mondo, dal Parmesao Carioca al Grana, dal Reggianito al Provolone, dal Romano al Sardo fino alla Mortadela. L’agropirateria internazionale – afferma la Coldiretti – fattura oltre 60 miliardi di euro con i tarocchi dei prodotti alimentari Made in Italy.

“Così come sono pensati – continua Ettore Prandini – questi accordi sono dei veri e propri cavalli di Troia per il nostro agroalimentare: nel caso del CETA ad esempio rischia di non funzionare neppure il meccanismo delle quote di esportazione in Canada dei formaggi europei e italiani, visto che il sistema, ideato dagli stessi canadesi e accettato dall’Europa, sta portando i costi di “affitto” delle quote a valori stranamente simili a quelli dei dazi formalmente cancellati”. Ed è stato proprio il Trattato di libero scambio con il Canada, dove sono falsi quasi nove formaggi di tipo italiano in vendita su dieci, – spiega la Coldiretti Lombardia – ad aprire la strada alla legalizzazione dell’agropirateria, legittimando per la prima volta nella storia dell’Unione Europea le imitazioni del Made in Italy che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali.

“Accettare questo tipo di accordi – conclude Ettore Prandini – significa rischiare di svendere l’identità dei nostri territori che rappresentano un patrimonio di storia, cultura, e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori. Come Coldiretti lo abbiamo sempre detto e finalmente anche l’industria alimentare lo ha capito”. La situazione – conclude la Coldiretti - è ancora più preoccupante nel negoziato in corso con i paesi del mercato comune dell'America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (Mercosur). Sulle 291 denominazioni italiane Dop/Igp riconosciute dall’Unione Europea è stata proposta una lista di appena 57 tipicità da tutelare ma su 30 di queste sono state già presentate opposizioni, a partire dal Parmigiano Reggiano .

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